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Siracusa

 

città della Sicilia,  capoluogo della provincia omonima, situata a 17 m s.m. in uno splendido porto naturale della costa sud-orient. dell'isola: comune di 236,24 km2 con 127.345 ab. (stima 1996). Dopo aver raggiunto una grande espansione urbanistica nel periodo del massimo splendore politico ed economico, la città si ridusse alla sola isola di Ortigia, che costituisce attualmente il nucleo urbano più antico. L'isola sorge a pochi metri dalla terraferma, con la quale è collegata da un ponte, tra il Porto Piccolo a NW e il Porto Grande a SW, ampia rada chiusa a S dalla penisola della Maddalena. L'abitato, che per molti secoli non aveva superato i limiti dell'isola, dopo l'unità d'Italia cominciò a estendersi sulla terraferma con regolare struttura a scacchiera, impostata sull'odierno corso Umberto I, e successivamente si ampliò considerevolmente verso N nell'area compresa tra la costa e la zona archeologica delle latomie. Basa la sua economia sulle tradizionali attività agricole (uva da tavola e da vino, agrumi, ortaggi, frutta e fiori) e zootecniche (allevamento bovino), sulla pesca, sul commercio (esportazione dei prodotti agricoli, specialmente agrumi e pomodori) e sulle industrie. Queste, sorte per lo più fuori città, svolgono una notevole attrazione della manodopera anche dai centri vicini a S.; vi si trovano industrie meccaniche, chimiche, alimentari, cartarie, del legno e dei materiali da costruzione. La pesca e le attività portuali hanno registrato negli anni Settanta e Ottanta un drastico ridimensionamento. La città è sede arcivescovile.

      STORIA: DALLE ORIGINI A DIONISIO I

Antica colonia greca fondata sull'isolotto di Ortigia, fu chiamata successivamente Syracusa da Archia di Corinto nel 733 a. C. secondo la cronologia tradizionale testimoniata da Tucidide. Per alcuni studiosi è accettabile anche una cronologia altissima (756 a. C.) e per altri una cronologia bassa (710 a. C.). Nel sec. VI la colonia aveva un governo aristocratico costituito da proprietari terrieri (gamóroi), mentre i discendenti degli indigeni cilliri erano privi di diritti politici. All'inizio del sec. V, Gelone della famiglia dei Dinomenidi di Gela si impadronì di S. riunendone il territorio con quello di Gela, distrusse la rivale Camarina e con l'aiuto di Terone, tiranno di Agrigento, vinse i Cartaginesi a Imera (480 a. C.). Gli succedette il fratello Gerone che combatté contro Catania e vinse gli Etruschi nell'importante battaglia navale di Cuma (474) che garantì a S. l'egemonia commerciale nel Tirreno meridionale. Durante il governo del successore Trasibulo, fratello di Gerone (mentre il figlio Dinomene divenne tiranno di Etna), si ebbe il rovesciamento della famiglia dei Dinomenidi a opera di una coalizione nella quale i Siracusani furono aiutati da eserciti di Agrigento, Imera, Gela, Selinunte e da truppe sicule. Con l'espulsione a Locri di Trasibulo la democrazia sostituì la tirannide in tutta la Sicilia, tranne a Etna e Messina. S. attuò allora una politica espansionistica contro Agrigento e, nel 427, contro Lentini, la quale aveva stipulato un trattato di amicizia con Atene (come Segesta e Reggio). La Sicilia fu coinvolta così, almeno indirettamente, nelle operazioni della guerra del Peloponneso: fin dal 431 gli Spartani

 

avevano chiesto aiuti ai vari Stati siciliani e nel 427 (secondo Tucidide) gli Ateniesi mandarono un piccolo esercito “perché volevano impedire che dalla Sicilia fosse importato grano nel Peloponneso e tentare, se possibile, di rendersi padroni della situazione nell'isola”. La lotta interessò molte città (Imera, Gela e Selinunte dalla parte di S.; Camarina, Catania, Nasso, Atene dalla parte di Lentini). Nel 424 per iniziativa di Gela e di Camarina le città greche si riunirono a convegno a Gela e decisero la pace, sostenuta specie dal siracusano Ermocrate, per impedire la prevalenza ateniese in Sicilia. Nel 416, nell'ambito di un conflitto tra Selinunte e Segesta, S. appoggiò Selinunte e Segesta trovò il sostegno di Atene patrocinato da Alcibiade contro la tendenza contraria di Nicia. Nel 415 Atene inviò la seconda spedizione in Sicilia (250 navi e 25.000 uomini) che si concentrò nell'assedio di S. ma si risolse in clamoroso fallimento: 7000 uomini fatti prigionieri durante l'assedio e rinchiusi nelle latomie (cave di pietra); alla resa dei due generali ateniesi Demostene e Nicia, causata anche da diserzioni delle truppe e da epidemie, fece seguito il disastro finale della battaglia del fiume Assinaro, nella quale le forze ateniesi furono completamente annientate. Appartiene a questo periodo, secondo Aristotele, la legislazione di Diocle: un codice di leggi scritte e di riforme costituzionali (come la estrazione a sorte dei magistrati) di tipo ateniese. Un conflitto riapertosi tra Selinunte e Segesta causò l'intervento di Cartagine che portò alla sconfitta e alla distruzione di Selinunte; lotte interne causate dal tentato reinserimento di Ermocrate, capo degli oligarchici, portarono all'esilio di Diocle nel 407 e a un ulteriore intervento cartaginese nel 406 che S. riuscì a sostenere grazie a uno stratego che si era fatto eleggere plenipotenziario (autocrator), Dionisio I; la pace assegnò a Cartagine il controllo della Sicilia occid. e delle città greche di Selinunte, Agrigento, Imera, Gela e Camarina. Dionisio divenne tiranno di S., governò con una politica nepotista e personalistica ma riuscì, attraverso una fitta rete di alleanze, a ottenere il controllo sull'Occidente greco dell'isola, nonché sulle coste merid. tirreniche e adriatiche.

      STORIA: DA DIONISIO II ALLA II GUERRA MONDIALE

A Dionisio I succedette nel 367 Dionisio II, quindi Dione, tiranno durissimo contro cui congiurò, uccidendolo, Callippo (354). Ma, di fronte alla nuova pressione cartaginese, S. fu costretta a ricorrere a un generale di Corinto, Timoleonte, il quale, battuti i Cartaginesi nella battaglia del Crimiso (339), impose alla città la propria dittatura. Timoleonte riunì le città greche in una lega retta da S. e diede alla città una costituzione moderatamente democratica; un sinedrio di 600 membri fu affiancato all'assemblea popolare e fu istituita l'anfipolia eponima che affidava a un magistrato, fornito dipoteri sacerdotali, la suprema carica rappresentativa dello Stato. Seguì un periodo di contrasti interni cui pose fine Agatocle (ca. 317-289). Egli intraprese lunghe guerre contro i Greci di Sicilia e contro Cartagine ma, dopo alcune vittorie, fu sconfitto e assediato a S. (311), ma riuscì poi a portare la guerra in Africa allontanando la minaccia dalla città. Nel 305 ca. assunse il titolo di re (basileus), ma prima di morire sciolse S. da obblighi di successione dinastica. Il governo fu poi assunto da Iceta (288-278), che fu sconfitto da Cartagine, e S. si rivolse allora a Pirro che già era in Magna Grecia

 

per sostenere Taranto contro i Romani. Egli liberò la Sicilia dai Cartaginesi, ma nel 276 ritornò in Italia e poi in Grecia incalzato dalle vittorie romane. Con Gerone II S. lottò contro i Mamertini (gruppo di mercenari italici stanziati a Messina) appoggiati dai Cartaginesi. Coinvolto, contro la sua volontà, nella guerra tra Roma e Cartagine (I guerra punica), Gerone, che nel 264 si era alleato con Cartagine, passò ben presto dalla parte di Roma sostenendola economicamente durante la guerra. Dopo la morte di Gerone, sotto il suo successore Ieronimo, S. fu divisa dalle lotte tra la fazione cartaginese e quella romana, cui pose fine l'intervento militare romano guidato dal console Marcello. La città, conquistata (212) nonostante la strenua difesa cui collaborò Archimede, divenne civitas decumana e, sotto Augusto, colonia (nel 21 a. C.). S. conservò sotto l'Impero una certa prosperità. Nel 280 d. C. fu saccheggiata e occupata per qualche tempo da invasori Franchi. Conquistata dai Goti (493) quindi da Belisario nel 535 ed eretta a capitale dell'Impero d'Oriente da Costante II (663-668), nell'878 fu occupata dagli Arabi che la tennero sino al 1085. Passata quindi ai Normanni e poi agli Svevi, fu favorita da Federico II che vi soggiornò molte volte. Nella guerra del Vespro si schierò con gli Aragonesi e nel 1298 fu inutilmente assediata dagli Angioini. Ricompensata con numerosi privilegi e immunità, nel 1319 fu ceduta in appannaggio da Federico II d'Aragona alla moglie Eleonora e divenne in tal modo sede della Camera regionale, nome con cui fu designato il demanio della regina. Nel 1542 e nel 1693 fu gravemente rovinata dal terremoto; nel 1792 fu devastata dalla peste. Ribellatasi ai Borboni nel 1837, prese parte ai moti del 1848 e nel 1860 fu conquistata da Garibaldi. Durante la II guerra mondiale subì notevoli danni a causa di violenti bombardamenti.

      ARCHEOLOGIA E ARTE

La topografia della città antica, descritta da Cicerone nelle Verrine, comprendeva l'isola di Ortigia, tra i due porti, e sulla terraferma i quartieri di Akradina, Tyche, Neapolis ed Epipole, racchiusi dentro la vasta cerchia di mura fatta costruire da Dionisio I alla fine del sec. V a. C. In Ortigia sono i resti dei più importanti edifici sacri: il tempio di Atena del sec. V a. C., dorico, inglobato nel duomo, e accanto, sotto palazzo Vermexio, un tempio ionico arcaico rimasto incompiuto. Presso piazza Pancali è il santuario di Apollo con i resti del tempio dorico degli inizi del sec. VI a. C. Sulla terraferma, presso la stazione, sono le rovine del ginnasio romano, con piccola cavea teatrale. Nel quartiere di Neapolis si trova il famoso teatro greco: l'aspetto attuale, con l'ampia cavea semicircolare (la più vasta di tutti i teatri greci superstiti), è quello di età ellenistica con aggiunte di età romana; vi sono poi l'anfiteatro romano e il monumentale altare di Gerone II, del quale resta il basamento lungo quasi 200 metri. Nella stessa zona è la “grotta dei cordari”, la più famosa fra le latomie. Il più importante monumento militare di S. è il castello di Eurialo, poderoso mastio trapezoidale con cinque torri e tre fossati. Presso S., alla foce dell'Anapo, è il tempio dorico arcaico di Zeus Olimpio. Numerose le catacombe cristiane; le più notevoli sono quelle di S. Giovanni e di S. Lucia. L'attuale S. si compone di due parti: sull'isoletta di Ortigia sorge il nucleo più antico, con vari monumenti e palazzi; sulla terraferma l'abitato sviluppatosi nel nostro secolo. Il duomo

 

fu innalzato nel sec. VII, adattando il tempio di Atena (sec. V a. C.), del quale restano notevoli tracce. La fastosa facciata, di aspetto barocco, è dovuta al rifacimento (1728-54) di A. Palma. All'interno, basilicale a tre navate, si trovano notevoli opere d'arte, tra cui una tavola a fondo oro attribuita ad Antonello da Messina. Di origine normanna sono le chiese di S. Martino, S. Nicolò e S. Lucia, quest'ultima rimaneggiata nel sec. XVII (all'interno, Seppellimento di S. Lucia del Caravaggio). Al sec. XIII (ca. 1239) risale l'imponente castello Maniace, eretto da Federico II: ha pianta quadrata, con quattro torrioni e un notevole portale gotico. Severa costruzione di origine sveva è il palazzo Bellomo (sec. XIII, rimaneggiato nel XV). Numerose le costruzioni tardogotiche (palazzo Montalto, ca. 1397), rinascimentali (chiesa di S. Maria dei Miracoli, seconda metà sec. XV) e barocche (chiesa del Collegio, 1635-87). La piazza del duomo, a pianta semiellittica, è un significativo complesso di architettura barocca. Il Museo Archeologico, il più ricco e importante della Sicilia orientale, raccoglie notevole materiale soprattutto dell'età preistorica e protostorica dell'isola, oltre che greco-romano. Di massima importanza un kûros arcaico (sec. VI a. C.), una statua fittile con Dea in trono (530 a. C. ca.), un torso efebico (500 a. C.) e la ricca collezione numismatica. Il Museo Regionale, che ha sede in palazzo Bellomo, conserva sculture e dipinti medievali e rinascimentali, tra cui l'Annunciazione di Antonello da Messina.

      SPETTACOLO

L'edificio teatrale più importante è certamente il teatro greco. Dopo secoli d'oblio è stato nuovamente utilizzato a iniziare dal 1914 per rappresentazioni dei grandi autori tragici greci, gestite dal 1925 dall'Istituto del Dramma Antico, che hanno attualmente periodicità biennale. Agli spettacoli s'affiancano convegni di studio e pubblicazioni. Tra i teatri al chiuso, il primo dei quali è stato costruito solo nel 1740, fa spicco il Comunale, inaugurato nel 1897 e poi più volte rifatto o restaurato, che ospita brevi stagioni liriche e occasionali tournées di compagnie di prosa.

      LA PROVINCIA DI SIRACUSA: GEOGRAFIA

La provincia di S. (21 comuni; 2109 km2; 406.206 ab.) si affaccia al mare a E e a S e confina con le province di Catania e di Ragusa. Il territorio è prevalentemente montuoso e corrisponde all'intero versante orientale della regione montuosa degli Iblei (m. Lauro, 986 m), che digrada con una serie di piattaforme interrotte da ripide scarpate verso NE, E e SE fino alla fertile piana di Catania, di cui appartiene alla provincia di S. solo la sezione merid. percorsa dal f. Gornalunga, alla breve piana di S. e a quella desolata e acquitrinosa di Pachino. La costa è uniforme, tranne nella parte centr. della sponda ionica dove le estreme propaggini orient. degli Iblei si spingono sino al mare dando origine ad alcuni vasti e ben riparati porti naturali, come quelli in cui sorgono Augusta e Siracusa. Le condizioni climatiche sono tipicamente mediterranee, con inverni miti e piovosi ed estati asciutte e calde ma mitigate dalle brezze. Le escursioni termiche sono assai meno ampie sui rilievi collinari, dove gli inverni permangono miti e le estati sono alquanto fresche. Le precipitazioni sono copiose sui rilievi, moderate nelle aree meno elevate e si concentrano normalmente nei mesi invernali,

 

per cui i corsi d'acqua hanno portate variabili e regime spiccatamente torrentizio; i principali sono il Lentini, l'Anapo, il Cassibile e il Tellaro.

LA PROVINCIA DI SIRACUSA: LO SVILUPPO DEMOGRAFICO ED ECONOMICO

Se rilevanti sono i fenomeni migratori nell'ambito della provincia dalle aree a economia prevalentemente agricola e pastorale con redditi alquanto modesti verso le aree pianeggianti periferiche, specialmente verso i centri più importanti economicamente che offrono migliori condizioni di lavoro, di scarsa consistenza è il fenomeno dell'emigrazione stabile al di fuori dei confini provinciali, per cui il processo demografico è regolato e condizionato quasi esclusivamente dal saldo negativo del movimento demografico naturale. La consistenza demografica quindi è in fase di contrazione anche negli ultimi anni, ma si va accentuando sempre più lo squilibrio nella distribuzione della popolazione. I centri principali, dopo il capoluogo, sono Lentini, Carlentini, Augusta, Francofonte, Melilli, Floridia, Palazzolo Acreide, Avola, Noto, Rosolini e Pachino. § L'agricoltura rappresenta tuttora l'asse portante della struttura economica siracusana; si producono agrumi (arance e limoni), ortaggi (pomodori, carciofi), mandorle e olive nelle aree pianeggianti e collinari più fertili; altrove sono diffusi i cereali e i pascoli. Per quanto riguarda le attività produttive un ruolo di rilievo è svolto dalla città di Augusta, investita – a partire dagli anni Cinquanta – da un vasto processo di industrializzazione. Tra gli impianti oggi attivi prevalgono quelli della raffinazione del petrolio, del cemento e dei materiali da costruzione, chimici e petrolchimici di base, termoelettrici e meccanici, affiancati da alcune imprese di trasformazione dei prodotti e sottoprodotti delle industrie maggiori, di costruzione e manutenzione degli impianti e dei servizi ausiliari. Di scarso rilievo è tuttora il movimento turistico, che è ostacolato dalla carenza di adeguate attrezzature ricettive.

 

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  buon proseguimento