ciao! benvenuto 

 

vuoi guadagnare?

IL MONDO DI THARROS Hallo!

 

Palermo

 

città capoluogo della provincia omonima e capitale della Sicilia, situata a 14 m s.m. sul golfo che dalla città prende il nome e che si apre sulla costa nord-occidentale della Sicilia, in una fertile zona agricola, la Conca d'Oro, coltivata ad agrumi. Comune di 158,88 km2 con 689.349 abitanti (stima 1996). 

L'abitato, il cui nucleo originario era circondato da una cinta muraria, si estese gradualmente, soprattutto in età araba e normanna, con un fitto reticolo irregolare di strade e vicoli.

In questo tessuto urbano così confuso e intricato furono aperte dagli Aragonesi due lunghe arterie dal tracciato rettilineo, ottenute con la demolizione di numerosi vecchi edifici; la prima, perpendicolare alla costa, prese il nome di via Marmorea, quindi via Toledo e oggi corso Vittorio Emanuele; la seconda, ortogonale alla precedente, è la via Maqueda. L'ultima e più estesa cinta muraria, che avvolse l'abitato nelle varie fasi della sua espansione edilizia, si sviluppava per ca. 7 km e seguiva il tracciato ora indicato dalle vie Cavour e Volturno, dai corsi Alberto Amedeo, Re Ruggero e Tuköry e dalla via Lincoln.

In età borbonica il maggiore ampliamento oltre l'ultima cinta muraria ebbe luogo in direzione SW, verso Monreale. Dopo l'annessione dell'isola all'Italia, l'abitato ebbe una graduale, ingente espansione edilizia, realizzata secondo direttive precise, che prevedevano per i nuovi quartieri una regolare struttura a scacchiera. La stazione centrale sorse all'estremità sud-orient. della via Maqueda e della parallela via Roma.

Il maggiore sviluppo urbanistico si verificò però verso NW lungo il prolungamento della via Maqueda, che prese il nome di via Ruggero Settimo, l'odierno centro cittadino, e di via della Libertà; sorsero così progressivamente alcuni quartieri dalla regolare struttura a scacchiera fino alle falde sud-occid. del m. Pellegrino. Successivamente si svilupparono nuovi quartieri ai piedi del versante orient. del monte, come quelli dell'Arenella e di Vergine Maria, mentre l'abitato si estese gradatamente lungo il maggiore asse di sviluppo, fiancheggiando il versante occid. del m. Pellegrino, fino a raggiungere i centri di Mondello e Partanna.

L'espansione edilizia nelle altre direzioni fu meno intensa ed ebbe luogo lungo le maggiori direttrici di accesso alla città.

       ECONOMIA

Centro d'arte e di cultura fra i maggiori del meridione, P. è fondamentalmente una città terziaria, dove in particolare prevalgono gli impiegati dei servizi pubblici. La classe media o piccolo-borghese, gli addetti alle amministrazioni pubbliche, i dipendenti di banche e assicurazioni, i commercianti e i commessi della fitta rete di piccoli negozi, gli insegnanti e il personale addetto alla Sanità costituiscono le classi cittadine più rappresentate e hanno dato vita a un nuovo mercato, alimentato da un reddito non elevato ma costante. L'espansione della città ha puntato su tale mercato, facendo leva specialmente sul bisogno primario della casa. La crescita rapida e su basi speculative di tutta la fascia edilizia condominiale, che ha formato i nuovi quartieri, è stata possibile proprio in relazione a questa nuova configurazione sociale della città. L'equilibrio demografico interno al territorio cittadino è mutato profondamente, l'incremento di popolazione non si è diffuso uniformemente, ma per lo più a favore dei settori settentrionale e occidentale della città. Anche l'attività produttiva ha spostato il proprio baricentro: le industrie palermitane non sono cresciute molto in questi ultimi trent'anni, ma – fatta eccezione per il settore cantieristico, ovviamente ancorato al vecchio insediamento portuale – le nuove iniziative si sono concentrate nelle due opposte zone industriali di Brancaccio (a S) e di Partanna-Tommaso Natale (a N). L'esiguità di queste zone attesta che il pur limitato sviluppo manifatturiero non è avvenuto ai confini della città, ma verso le pianure costiere di Bonformello e di Carini, spostando pertanto l'asse produttivo al di fuori dell'agglomerato urbano principale. Il porto ha una superficie di 96 haed è protetto da due moli, di cui quello sett. risale al 1567, e da una diga foranea; annualmente registra un movimento di ca. 6500 navi tra arrivate e partite (con un'assoluta prevalenza nel settore della navigazione di cabotaggio), oltre 4,5 milioni di t di merci imbarcate e sbarcate e ca. un milione di passeggeri imbarcati e sbarcati. Nell'aeroporto di Punta Raisi, che si trova nel territorio di Cinisi e ha assorbito interamente il traffico turistico e commerciale di quello di Boccadifalco, ora esclusivamente militare, il movimento annuo si aggira sui 15.000 aerei arrivati e partiti, con un movimento di ca. 1,3 milioni di passeggeri sbarcati e imbarcati e di ca. 50.000 q di merci scaricate e caricate. La città è sede universitaria e arcivescovile.

Palermo è sede di un osservatorio astronomico costruito nel 1790 sulla torre detta di Santa Ninfa sul Palazzo dei Normanni; il primo direttore fu l'abate G. Piazzi che scoprì il pianetino Ceres, il 1º gennaio 1801. La dotazione strumentale dell'Istituto consiste principalmente di strumenti astrometrici.

       STORIA

Il nucleo originario di P. fu fondato nel corso dei sec. VIII-VI a. C. dai Fenici ed ebbe il nome di Ziz (fiore), come appare da un'antica moneta. Nel 480 a. C., durante la guerra tra Cartagine e Imera, e successivamente nel 406 e nel 391, nel porto di Panormus (tutto porto) trovò rifugio la flotta punica. Il siracusano Ermocrate tentò di conquistare P. nel 408, ma la città, tranne che per la breve occupazione di Pirro (276), rimase nell'orbita cartaginese fino alla conquista romana del 254 a. C.

Falliti i successivi tentativi di Asdrubale, che marciò sulla città con gli elefanti e fu sconfitto da Cecilio Metello, e di Amilcare Barca, che per quattro anni rimase accampato minacciosamente su un'altura sovrastante la città,

Palermo divenne un fiorente municipio e nel 20 a. C. Augusto vi istituì una colonia.

Lo stesso fecero più tardi Vespasiano e Adriano.

Caduta in possesso di Genserico, di Odoacre (476) e quindi di Teodorico (493), nel 535 fu conquistata e restituita all'Impero bizantino da Belisario. Occupata da Totila nel 549, ritornò bizantina nel 552 per opera di Narsete e rimase tale fino all'831, quando gli Arabi la conquistarono dopo un lunghissimo assedio che ridusse la popolazione da 70.000 a 3000 abitanti. Balarm (questo è il nome arabo) riprese floridezza solo intorno alla metà del sec. X. Nel 948, sotto la dinastia dei Banu Kalb, P. fu eletta capitale dell'emirato indipendente di Sicilia; la sua popolazione raggiunse in poco tempo i 300.000 abitanti. Al dominio arabo succedette quello normanno, dopo la conquista della città fatta da Ruggero I d'Altavilla (1072); Ruggero II nel 1130 nel duomo di P. cinse la corona di re di Sicilia e dichiarò P. capitale del regno: la città toccò uno straordinario splendore e Federico II (1208) ne fece un grande centro culturale. Gli Angioini trasferirono a Napoli la capitale del regno (1266), ma al loro malgoverno pose fine la rivolta dei Vespri Siciliani (31 marzo 1282) a seguito della quale la città si eresse a libero comune e chiese aiuto alla casa di Aragona. Le violente lotte civili scoppiate nel corso del sec. XIV finirono con il favorire il predominio di un'unica famiglia nobile, quella dei Chiaramonte, estintasi la quale Ferdinando I il Giusto nel 1412 annetté definitivamente P. e tutta la Sicilia alla corona di Aragona. Al dominio spagnolo il popolo palermitano si ribellò violentemente nel 1647 (15-22 agosto), capeggiato da Giuseppe d'Alessi; due anni più tardi una congiura della borghesia, guidata da Giuseppe Pesce, cercò di eliminare il viceré Giovanni d'Austria. Dopo il breve regno di Vittorio Amedeo di Savoia (1713-18), a cui la Sicilia pervenne col Trattato di Utrecht, a seguito del Trattato dell'Aia l'isola e il suo centro principale passarono a Carlo VI d'Austria; nel 1735 Carlo III di Borbone giurò a P. la Costituzione del regno. Nel 1799 e nel 1806 il popolo palermitano accolse favorevolmente Ferdinando III che, cacciato da Napoli, trasferì la propria corte a P. e ridiede alla città l'antico ruolo di capitale. La soppressione della Costituzione nel 1815 accese però violenti sentimenti antiborbonici che portarono ai moti del 1820: la giunta di governo che ne uscì, presieduta dal principe Paternò, fu abbattuta dalle truppe napoletane di Pepe e di Colletta. Dopo la sollevazione carbonara di Domenico Di Marco, scoppiò violenta la rivoluzione del 1848; il 27 maggio 1860 finalmente Garibaldi con i Mille liberò la città. I Borbone capitolarono il 6 giugno e il 21 ottobre il popolo palermitano votò l'annessione al Regno d'Italia. Nella II guerra mondiale la città subì alcuni bombardamenti: gli Alleati vi entrarono il 24 luglio 1943.

       ARCHEOLOGIA E ARTE

Scarsissimi sono i resti dell'urbanistica antica, in quanto su di essa si innestò la vita medievale e moderna della città.

In base ad avanzi delle mura e a fonti soprattutto arabe se ne è ricostruita l'estensione tra il Palazzo dei Normanni e via Roma lungo l'asse del corso Vittorio Emanuele: la città punico-romana era divisa in due nuclei, rispettivamente detti paleapolis (città antica, dal duomo al Palazzo dei Normanni) e neapolis (città nuova, verso il mare).

Di straordinario interesse a P. sono le testimonianze monumentali lasciate dai Normanni che utilizzarono largamente le forme tradizionali musulmane. La Cuba, la Zisa e la Piccola Cuba sono resti di padiglioni regali, del tempo di Guglielmo II (ca. 1180), esemplati sul tipo della sala a cupola (in arabo qubbat) con ambienti laterali; nella Zisa (dall'arabo al-Aziza, la gloriosa) la superficie interna delle nicchie della sala centrale è caratterizzata da una decorazione a muqarnas, che costituisce anche il principale motivo decorativo della Cappella Palatina del Palazzo Reale di re Ruggero II (ca. 1140), certo l'esempio più cospicuo e interessante di architettura e decorazione arabo-normanna di Palermo. Il celebre soffitto della Cappella è infatti intagliato nel legno con nicchie a stalattiti ornate di arabeschi, epigrafi in caratteri pseudo-cufici e soggetti assai comuni nel repertorio iconografico islamico, dipinti a colori vivaci con grande senso del ritmo e padronanza della tecnica. Tali pitture, con scene della vita di corte, figure danzanti, combattimenti d'animali, costituiscono il più completo ciclo di pittura musulmana che ci sia pervenuto e sono una testimonianza fedele e sicura dell'arte fatimita. La Cappella Palatina è famosa anche per i suoi splendidi mosaici, di puro stile bizantino, con Storie di Cristo e Storie dell'Antico Testamento. Tra le altre costruzioni palermitane d'età arabo-normanna si ricordano le chiese di S. Giovanni dei Lebbrosi (fondata da Ruggero I nel 1072), di S. Giovanni degli Eremiti (1132), con bel chiostro duecentesco, della Martorana (1143), che conserva i più antichi cicli musivi parietali della Sicilia, di S. Cataldo (1160). Al 1178 risale la chiesa detta del Vespro perché vi iniziò la storica rivolta e al 1185 la fondazione della cattedrale, grandioso complesso architettonico che subì vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli e fu infine ampiamente trasformato alla fine del Settecento su progetto di F. Fuga. Le più notevoli realizzazioni del sec. XIV sono il palazzo Chiaramonte (“lo Steri”) e il palazzo Sclafani, da cui proviene il grande affresco quattrocentesco, ora alla Galleria Regionale della Sicilia, con il Trionfo della Morte. Di stile gotico-catalano con influssi rinascimentali sono i palazzi Abatellis e Aiutamicristo e la chiesa di S. Maria della Catena, eretti alla fine del Quattrocento da M. Carnelivari. Durante il periodo barocco la città assunse il fastoso aspetto che ancora ne caratterizza alcuni punti (come la piazza ottagonale detta i Quattro Canti, scenografico complesso ornato di statue e fontane) e si arricchì di notevoli chiese (S. Giuseppe dei Teatini). Il Settecento vide fiorire la vivace attività di G. Serpotta, che decorò con i suoi stucchi di squisito gusto naturalistico gli oratori di S. Zita, del Rosario, di S. Lorenzo, ecc. Alla fine del Settecento risalgono il grande Parco della Favorita (in cui sorge la Palazzina Cinese eretta da G. V. Marvuglia nel 1799 per Ferdinando III di Borbone), Villa Giulia o Flora, tipico giardino settecentesco, l'Orto Botanico. Della seconda metà dell'Ottocento sono il grande viale della Libertà e il Teatro Massimo, opera di G. B. Basile (riaperto al pubblico dopo anni di restauri nel 1997). I bombardamenti dell'ultima guerra e la successiva espansione edilizia hanno purtroppo inflitto gravi colpi al patrimonio artistico della città. Tra i musei notevole importanza rivestono il Museo Archeologico (che, tra l'altro, ospita le sculture provenienti dai templi di Selinunte), il Museo Diocesano, la Galleria Regionale della Sicilia (Busto di Eleonora d'Aragona di F. Laurana, Annunziata di A. da Messina, Trittico di Malvagna di J. Gossaert, affresco del Trionfo della morte e dipinti di maestri siciliani dal XV al XVII sec.), il Museo Geologico annesso all'università, il Museo Etnografico Siciliano Pitré.

      BIBLIOTECONOMIA:

La Biblioteca Nazionale, istituita come biblioteca “Reale” da Ferdinando I di Borbone nel 1782, con la fusione della biblioteca del Collegio Massimo dei Gesuiti con quelle di altri conventi soppressi, tornò ai gesuiti tra il 1805 e il 1860.

Ulteriormente ampliata dal governo dittatoriale di Sicilia con le biblioteche di altri conventi, possiede oltre 500.000 volumi e opuscoli più 1600 manoscritti, tra cui importanti quelli arabi e greci, e 980 incunaboli.

Notevoli tra gli altri anche i fondi Amari, Cesareo e Crispi.

Attualmente è sotto la gestione della Regione autonoma di Sicilia.

     

     

      SPETTACOLO:

Dopo i trovatori, i mimi e i giullari attivi alla corte di Federico II, il più antico esempio documentato di teatro a P. è costituito dalle farse dialettali, di matrice popolaresca e con contenuti sovente scurrili, che venivano recitate nei sec. XV e XVI “per le strade e per i borghi”, incontrando la violenta disapprovazione della Chiesa, la quale reagì favorendo lo sviluppo del dramma sacro (esempio maggiore l'Atto della Pinta di T. Folengo, 1538). Un altro tipo di teatro religioso fu quello nato, sempre nel Cinquecento, nel Collegio dei Gesuiti, mentre nello stesso secolo diverse accademie furono all'origine di un teatro profano in lingua, con successo sufficiente a determinare, nel 1581, la costruzione del primo teatro pubblico cittadino, detto dello Spasimo. Anche il Seicento vide un'intensa fioritura teatrale: commedie scritte e rappresentate dai soci dell'Accademia degli Agghiacciati (fondata nel 1615), tragedie, commedie spagnole, recite di comici dell'arte e melodrammi, che dal 1693 trovarono sede nel nuovo teatro Santa Cecilia, cui si affiancò dal 1737 il Santa Lucia. Prevalsero in entrambi le rappresentazioni musicali, ma il primo ospitò anche commedie spagnole, il secondo farse popolari imperniate sulla maschera di Travaglinu. Intensa fu l'attività dei gruppi amatoriali, attivi sia nei teatri pubblici sia in quelli dei collegi e dei palazzi. Alla fine del Settecento fiorì la vastasata, una forma di spettacolo popolare improvvisato, fitta di allusioni all'attualità, che trionfò sulle piazze anche durante l'Ottocento, mentre la grande stagione dell'opera musicale italiana trovò sede nel nuovo Teatro Carolino (poi Bellini) inaugurato nel 1809. Date importanti del sec. XIX sono anche il 1863, anno della prima rappresentazione al Sant'Anna dei Mafiusi dalla Vicaria di Mosca e Rizzotto e atto di nascita del teatro dialettale siciliano moderno, e il 1897, anno di inaugurazione del nuovo Teatro Massimo, destinato all'opera e al balletto. Dal 1947, infine, si sono avuti vari tentativi, generalmente però di breve durata, per istituire anche a P. un teatro stabile. Conserva invece un suo seguito il tradizionale teatro dei pupi.

      LA PROVINCIA:

La provincia di P. (82 comuni; 4992 km2; 1.242.387 ab.), la più vasta e popolosa fra quelle siciliane, si affaccia a N al Mar Tirreno con una lunga costa, che si articola nei golfi di Castellammare, di Carini, di Palermo e di Termini Imerese, ed è limitata all'interno dalle province di Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Enna e Messina: comprende la vulcanica isola di Ustica. Il territorio è prevalentemente montuoso, interessato a Est, oltre la valle del fiume Torto, dai rilievi delle Madonie (massima elevazione è il Pizzo Carbonara, 1979 m), e a Ovest da una successione alquanto disordinata di rilievi montuosi formati da lunghi contrafforti incisi da brevi e profondi solchi vallivi. Le pianure si limitano per lo più ad ampliamenti della stretta cimosa costiera; le più estese sono la Conca d'Oro, nell'immediato retroterra del capoluogo, e le piane di Partinico e di Termini Imerese. Il clima è tipicamente mediterraneo ma con sensibili variazioni tra le fasce costiere, che godono di estati calde e asciutte ma ventilate e di inverni assai miti e moderatamente piovosi, e le aree montuose dell'interno, che hanno inverni più freddi e piovosi ed estati fresche; le precipitazioni non sono copiose e limitate per lo più ai mesi invernali. Le portate dei corsi d'acqua sono quindi estremamente irregolari con piene invernali e prolungate magre estive. I fiumi principali, e cioè il Pollina, il Fiume Grande (o Imera Settentrionale), il Torto, il San Leonardo e l'Eleutero, tutti tributari del Mar Tirreno, hanno quindi regime torrentizio e possono essere scarsamente utilizzati per l'irrigazione. Importante è invece la circolazione delle acque sotterranee, che sono estratte mediante numerosi pozzi e sfruttate quindi per irrigare vasti e fertili comprensori.

La consistenza demografica tende costantemente ad aumentare.

Ha ancora un certo peso l'emigrazione, fenomeno che negli ultimi anni si è molto attenuato ma non spento.

Da segnalare è poi l'immigrazione sempre più massiccia dal continente africano (spesso clandestina).

Molti Algerini e Tunisini, che trovano impiego nel settore agricolo o in quello della pesca, arrivano nella provincia per lavori stagionali.

Sono proseguiti negli anni recenti gli spostamenti tradizionali dall'interno alla costa e alle aree pianeggianti, più fertili e meglio irrigate e dove sorgono i centri maggiori e più industrializzati. I centri principali, dopo il capol., sono Monreale, Carini, Partinico, Bagheria, Villabate, Misilmeri, Termini Imerese, Cefalù, Castelbuono, Gangi, Lercara Friddi e Corleone.

Nonostante la grave crisi in cui versa il settore per un complesso di fattori concomitanti di carattere ambientale, climatico e storico, l'agricoltura costituisce tuttora una delle componenti fondamentali della struttura economica provinciale. I principali prodotti, che si ottengono però dalle aree più fertili e irrigate, sono gli agrumi, l'uva da vino, gli ortaggi, la frutta e le olive; altrove è diffusa la cerealicoltura estensiva. Cospicua fonte di reddito è pure la pesca e in fase di notevole espansione è anche il turismo, che però è ostacolato dall'inadeguatezza delle attrezzature ricettive e delle vie di comunicazione. L'industria è sviluppata nei settori meccanico, alimentare, dell'abbigliamento e dell'edilizia, nei quali operano aziende per lo più di piccole e medie dimensioni, con qualche eccezione significativa (Termini Imerese).

      Pietra di Palermo

Frammento di diorite, conservato al Museo Archeologico, proveniente da una stele egizia contenente in caselle i nomi dei re, con i principali avvenimenti dei singoli anni di regno, a cominciare dal primo re della I dinastia, fino a Niuserra, sesto re della V dinastia.

Altri frammenti del medesimo monumento o di uno perfettamente identico si trovano al Museo del Cairo.

CONTINUA Ragusa

continua SICILIA:

articoli foto Folklore Ricette tipiche messinesi
   giochi Ricette di natale Festa del mandorlo in fiore
altre ricette cinema di messina
 screensaver aquarium  I parchi di sicilia foto degli uccelli
 
 
Autocertificazioni modelli la vita nel mare