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Messina

 

Messina in generale

    

 

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città della Sicilia, capoluogo della provincia omonima; comune di 211,73 km2 con 262.524 abitanti (stima 1996). Nella prima metà degli anni Novanta è proseguita la diminuzione della popolazione del comune, già manifestatasi nel decennio precedente e dovuta a fenomeni di decentramento residenziale. È posta a 3 m sul mare, sulla costa nord-orientale della Sicilia e si affaccia allo Stretto cui dà il nome, quest'ultimo la separa dalla Penisola Italiana; l'abitato si estende prevalentemente sulla fascia costiera pianeggiante, delimitata all'interno dalle estreme propaggini nord-orientali dei Monti Peloritani, sulle quali la città tende da qualche decennio a espandersi.

Il nucleo urbano originario si formò nella parte più interna di un ottimo porto naturale, costituito da una lunga lingua di terra di forma falcata, alla base della quale sorse nel Seicento la munitissima cittadella fortificata e si stende ora il grande scalo ferroviario, importantissimo per i traffici con il continente.

La città si sviluppò considerevolmente in età medievale, ma fu frequentemente colpita da epidemie, crisi economiche e terremoti.

Ricostruita dopo quello gravissimo del 1908 secondo criteri antisismici che tenevano conto dell'altezza delle costruzioni, non superiore ai 10 m, e della larghezza delle strade, mantenuta superiore ai 12 m, l'abitato risultò assai più esteso di quello precedente e si estese rapidamente grazie all'afflusso dall'interno di forti contingenti di immigrati.

La principale arteria urbana della zona centrale è la via Garibaldi, che si allunga rettilinea a ridosso del porto per 2 km tra la piazza Castronuovo e la piazza Cairoli, oltre la quale si estende verso SW il lungo e rettilineo viale San Martino, che costituisce l'asse di un vasto quartiere con struttura a scacchiera, stretto tra la costa e i rilievi dell'interno.

Si estende inoltre lungo la litoranea piena di spiagge libere e ultimamente attrezzate con stabilimenti balneari,arrivando sino a punta faro dove probabilmente dovrebbe sorgereil ponte che la collegherà al continente

 

       ECONOMIA

 Messina è un notevole centro amministrativo, culturale ed economico, ma le sue attività commerciali, portuali e industriali non sono così sviluppate come farebbe supporre la sua eccellente posizione su uno dei fondamentali nodi del traffico del Meridione, tanto che l'entità demografica del comune, dopo decenni di ininterrotta espansione, tende ora a diminuire.

L'industria è rappresentata da numerose imprese di dimensioni piccole e medie, operanti in prevalenza nei settori cantieristico, alimentare, metalmeccanico, del vetro e della ceramica. L'agricoltura dà quantità cospicue di vino, olio d'oliva e nocciole, alimentando una buona corrente di esportazione; le attività commerciali sono ravvivate dall'annuale Fiera campionaria internazionale, che si svolge in agosto.

Altre fonti di reddito sono la pesca, che è però in declino, e le attività connesse con il turismo.

Il movimento portuale ha fatto registrare nel 1988, nel settore della navigazione internazionale, 197 navi arrivate e partite per complessive 853.000 t di stazza con 139.000 t di merci scaricate e caricate e 29.000 passeggeri sbarcati e imbarcati; nel settore della navigazione di cabotaggio, 184 navi per 583.000 t di stazza con 45.000 t di merci scaricate e caricate e 21.000 passeggeri sbarcati e imbarcati. Punto forte della conurbazione “dello stretto”, che comprende 

 

Reggio di Calabria

La città ha visto la propria economia qualificarsi sempre più sotto il profilo terziario (74,1% nel capol. contro 58,1% nella media provinciale), mentre l’economia della prov. rimane fortemente caratterizzata dalle attività primarie (coltivazione di agrumi, vite, frutta, ortaggi, fiori). Non esistono strutture industriali di rilievo e le principali attività manifatturiere sono quelle legate all’agricoltura (nuclei agro-industriali), che hanno lo scopo di coinvolgere le aree interne del territorio provinciale, cui si rivolge, sotto vari aspetti anche il turismo (sciistico sui Nebrodi, naturalistico, culturale).

 

       STORIA

Fondata dai Calcidesi (sia provenienti da Cuma sia direttamente da Calcide in Eubea) nella seconda metà del sec. VIII a. C. col nome di Zancle, fu colonia di grande importanza strategica e commerciale, data la sua felicissima posizione naturale dominante lo stretto fra Sicilia e Calabria. Intorno al 480 ebbe il nome di Messana, quando venne occupata da Anassila tiranno di Reggio, che la popolò con coloni della Messenia. Alla morte di Anassila e dei suoi eredi fu ristabilito in seno alla città un governo democratico e s'infranse l'unità politica con Reggio; la sua storia fu allora caratterizzata da precarie alleanze ora stipulate con Siracusa, ora con Atene, secondo che detenesse il predominio la fazione dorica (messenica) o la fazione ionica (calcidese). Nel 397 venne espugnata e distrutta dai Cartaginesi; vinti questi ultimi da Dionisio il Vecchio di Siracusa, il tiranno provvide poi alla sua ricostruzione e vi inviò coloni militari scelti tra i suoi mercenari. Nel 289 s'impadronirono della città i Mamertini, mercenari al servizio di Agatocle; d'allora, fra alterne vicende, essa rimase sostanzialmente nelle loro mani. Diventata romana dopo la I guerra punica, conobbe secoli di grande floridezza come città federata. Presidio goto sotto Teodorico, durante il periodo bizantino godette di una relativa libertà con un governo di magistrati propri. Occupata dai Saraceni (843) e dai Normanni (1061), raggiunse la massima importanza come centro commerciale durante il periodo degli Svevi che però nel 1232 la punirono con crudele durezza a causa di un suo tentativo di ribellione e nel 1258 la occuparono militarmente con Manfredi. Fu fedele agli Angioini e per essi respinse l'attacco dei Pisani nel 1268, ma si unì alle altre città dell'isola durante la guerra del Vespro e fu assediata invano da Carlo d'Angiò (1282). Favorita dai re aragonesi, la città assurse a nuovo splendore e, elevata a capitale, ebbe anche il privilegio di batter moneta. La vita commerciale e culturale si arricchì ben presto con l'ampliamento del porto e la fondazione dell'università (1548). Vennero anche potenziati l'arsenale e la cittadella. Quando però la crisi economica che travagliava gli Stati spagnoli (sec. XVII) investì anch'essa, M. cercò di ribellarsi con l'aiuto della Francia, ma, subito riconquistata e sottomessa (1675), perdette ogni privilegio e decadde di importanza. Si risollevò sotto il governo di Carlo di Borbone, ma subì una serie di calamità: la peste nel 1743 e un terremoto nel febbraio 1783, che la distrusse. Oppressa dalla tirannide borbonica si ribellò con il resto dell'isola nel 1848 e fu in tale occasione gravemente danneggiata dal bombardamento delle truppe del re (donde il soprannome di Re Bomba a Ferdinando II). La città fu liberata da Garibaldi nel settembre del 1860 e la cittadella si arrese a Cialdini nel marzo 1861.

Nuovamente danneggiata dal terremoto del 1894.

fu distrutta (91% degli edifici; 60.000 vittime) da quello del 1908.

 

Nel 1943 fu l'ultimo baluardo delle forze italo-tedesche contro le truppe angloamericane.

 

      ARCHEOLOGIA

Testimonianze archeologiche della fase arcaica sono le monete di Zancle con la raffigurazione del porto (Siracusa, Museo Archeologico Nazionale), la necropoli del torrente San Cosimo (con ceramica corinzia, ionica e attica) e i materiali votivi della penisoletta del porto, tra cui vasetti protocorinzi.

Della fase ellenistico-romana restano tratti delle mura, vari settori di necropoli, tracce di un santuario di Asclepio presso il duomo.

 

 

interno museo

 

Sculture greche, ritratti e sarcofagi di età romana si trovano nel locale museo.

 

      ARTE

Lo sviluppo della città si accentrò dopo le distruzioni telluriche e belliche (1783, 1908, 1943) intorno al vecchio nucleo sud-occid. del porto con dilatazione interessante il piano della Mosella. Le testimonianze dell'arte normanna (sec. IX-XI), distrutte o alterate da rifacimenti e restauri dopo il terremoto del 1908, sono costituite dall'antico duomo (in origine del sec. XII) e dalla coeva S. Annunziata dei Catalani. Pochissimo resta dell'architettura cinquecentesca (le restaurate fontane di Orione e del Nettuno, il monastero di Montevergine, i resti di quella che fu la chiesa di S. Giovanni di Malta). Le distruzioni del sec. XVIII riconducono alle testimonianze del secolo successivo (Teatro V. Emanuele, su progetti di P. Valente, 1852; impianto cimiteriale disegnato da L. Savoia, 1872). Del sec. XX sono le architetture di M. Piacentini per il palazzo di Giustizia (1928) e di G. Botto per il complesso dell'università. La città vanta uno dei più illustri musei che nella sua sezione archeologica illustra con notevoli reperti l'importanza di M. nell'antichità; in altre sezioni relative all'arte dei secoli successivi, vi sono opere di Antonello da Messina, del Laurana, di Caravaggio e di A. Cagini. Poco fuori della città sorge la chiesa di S. Maria della Scala (o della Valle), detta anche la Badiazza (sec. XIII), caratterizzata da innesti di elementi arabo-siculi.

       LA PROVINCIA

La provincia di M. (108 comuni); 3248 km2; 682.178 ab.) occupa l'intera cuspide nord-orient. della Sicilia e si estende per lungo tratto verso W sulla costa sett. dell'isola; si affaccia al Mar Tirreno a N e al Mar Ionio a E, confina con le prov. di Palermo, Enna e Catania ed è separata da quella di Reggio di Calabria dallo Stretto di Messina. Comprende interamente l'arcipelago delle Isole Eolie o Lipari. Una lunga catena, che costituisce la prosecuzione naturale dell'Appennino Calabro, interessa quasi interamente il territorio provinciale con direzione ENE-WSW, dividendosi in due unità orografiche, i Monti Peloritani a E e i Nebrodi (o Caronie) a W, separate dal passo di Portella Pertusa. I Peloritani, costituiti da formazioni di gneiss e di filladi risalenti in buona parte all'era paleozoica, si presentano aspri e impervi, con versanti franosi; i Nebrodi, formati da marne, argille e arenarie dell'era cenozoica, sono caratterizzati da profili assai più morbidi e sono per larghe estensioni ricoperti dal bosco. La costa, che ha uno sviluppo complessivo di ca. 250 km, è generalmente alta e importuosa oppure orlata da una stretta cimosa costiera pianeggiante d'origine alluvionale. Sul versante tirrenico si aprono i due ampi golfi di Milazzo e di Patti, separati dallo snello promontorio di Milazzo. Il clima è di tipo marittimo lungo le coste e sui primi rilievi, con moderate escursioni termiche stagionali e precipitazioni prevalentemente autunnali e invernali; nelle aree più elevate dell'interno si accentua il divario termico giornaliero e stagionale e le precipitazioni sono assai più copiose, ma comunque sempre irregolari. I corsi d'acqua quindi, anche per il loro modesto sviluppo (essendo l'allineamento dei rilievi parallelo alle coste), hanno un regime spiccatamente torrentizio, tranne il f. Alcantara, che segna parte del confine amministrativo con la prov. di Catania, perché alimentato da sorgenti perenni. Il processo demografico, nonostante il persistente flusso emigratorio, presenta oggi valori positivi, anche se alcuni anni fa aveva mostrato una spiccata tendenza alla diminuzione.

I centri principali, dopo il capoluogo, sono Milazzo, Barcellona Pozzo di Gotto, Patti, Tortorici, Sant'Agata di Militello, San Fratello, Taormina e Lipari.

L'economia provinciale è ancora largamente basata sull'agricoltura, che dà notevoli quantità di agrumi, olio d'oliva, vino, nocciole, ortaggi e frutta; tuttora sviluppati sono l'allevamento del bestiame e la pesca. Oltre il capol., l'unico nucleo industriale di rilievo è quello di Milazzo: entrato in fase operativa agli inizi degli anni Settanta, si era puntato inizialmente sulla presenza di una raffineria quale fatto induttore di un processo di diffusione fondato sull'industria motrice. Dopo un periodo di dilatazione dei primi insediamenti industriali, l'agglomerato è stato sollecitato dalla crisi degli iniziali ordinamenti produttivi verso un profondo processo di ristrutturazione. In particolare si è fatto ricorso a un rilancio dell'economia agricola locale e a una contestuale creazione di nuclei agro-industriali. Per il resto della prov., l'attività industriale è rappresentata da numerose aziende che operano, per lo più a livello artigianale, nei settori alimentare, meccanico e dei materiali da costruzione. Assai più importanti nel quadro dell'economia provinciale sono le attività connesse con il turismo, di transito e di soggiorno, che però non dispone ancora di adeguate attrezzature ricettive.

 

 

 

 


 

 

 


 

buon proseguimento