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                           I CAPOLUOGHI DI PROVINCIA

 

 

Catania

 

capoluogo della prov. omonima; comune di 180,88 km2 con 341.685 ab. (stima 1996). Situata a 7 m sul golfo omonimo, si estende con pianta regolare sulle estreme propaggini merid. dell'apparato vulcanico dell'Etna, spingendosi anche a S sulla bassa e fertile Piana di Catania, dove sorgono i più recenti quartieri industriali e si trova l'aeroporto di Fontanarossa. Devastata nel 1669 da una grande colata lavica, che distrusse la parte occid. dell'abitato, e nel 1693 da un disastroso terremoto, la città fu quasi interamente ricostruita all'inizio del Settecento, secondo un piano regolatore a struttura urbanistica simmetrica. Le principali arterie stradali risultarono l'asse N-S, costituito dalla via Etnea, e i due assi E-W, rappresentati dalla via Vittorio Emanuele II e dall'allineamento viale M. Rapisardi-viale Regina Margherita-viale XX Settembre-Corso Italia, cui si affiancò successivamente la maggior parte delle altre vie. Lo sviluppo demografico e urbanistico dalla fine del sec. XVII fu assai rapido. La popolazione, che ammontava a 35.000 ab. all'indomani del grande terremoto, risultò raddoppiata nel 1861, alla data del primo censimento italiano, e raggiunse i 147.000 ab. all'inizio del nostro secolo. L'abitato si estese prevalentemente verso N e verso NE, raggiungendo e inglobando i centri di Cibali, Guardia e Ognina e raccordandosi con i centri costieri di Cannizzaro, Aci Castello e Aci Trezza. § Nell'immediato dopoguerra l'attrazione esercitata dalla città e il miraggio di un lavoro sicuro determinarono una sostenuta immigrazione dai centri rurali della provincia catanese e di altre province. Ma a partire dalla metà degli anni Sessanta si registra un'inversione di tendenza e i tassi del saldo demografico tendono ad abbassarsi progressivamente, fino a registrare valori negativi dovuti all'emigrazione. Il fermo edilizio e la scarsità di locazioni nel capol. hanno fatto riversare la speculazione nei comuni limitrofi, provocando da un lato l'espansione disordinata del loro centro abitato, dall'altro la loro costante crescita demografica. L'assenza di un piano di coordinamento urbanistico ed economico tra il capol. e i comuni limitrofi ha impedito la realizzazione di una seria e razionale conurbazione.

      ECONOMIA

La struttura economica della città, a parte la discreta importanza del settore primario, rappresentato da un'agricoltura di alto reddito (ortaggi, frutta, agrumi) e dalla pesca, si basa essenzialmente sul settore secondario e ancor più sul terziario. L'industria, la cui produzione è assorbita dai mercati provinciale e regionale, è attiva nei settori chimico, metalmeccanico, alimentare, elettrotecnico ed elettronico; nonostante favorevoli provvedimenti di natura finanziaria e il sorgere dell'agglomerato industriale di Pantano d'Arci (a sud della città), essa non è riuscita a inserirsi in un mercato extraregionale più ampio. Il terziario è rappresentato in larga parte dal commercio e dal ramo della pubblica amministrazione, mentre hanno poca incidenza, all'interno del settore, la finanza, le comunicazioni e i servizi quaternari. In costante sviluppo è il movimento turistico, favorito dall'interesse storico e culturale dei dintorni. L'Università di C. è per numero di studenti la seconda dell'isola. La città è sede vescovile. § Nel 1855 vi fu fondato l'Osservatorio astronomico dotato di due, allora ottimi, rifrattori. Partecipò alla campagna internazionale per la costituzione della Carte du Ciel per la zona di declinazione compresa fra +46º e +55º. Successivamente la sua attrezzatura strumentale venne completamente rinnovata e fu installata in una stazione sulle pendici dell'Etna. Oltre agli studi sull'attività solare, l'osservatorio si è dedicato a programmi di ricerche sulle stelle flare.

      STORIA

C. venne fondata da Calcidesi di Nasso nella Sicilia orient. quattro anni dopo la fondazione di Siracusa (Tucidide, VI, 3) e quindi nel 728-727 a. C. se si accetta per Siracusa la cronologia tradizionale (733-732) peraltro discussa. Gli antichi la ricordano come città ricca e importante, patria del famoso legislatore Caronda, di cui adottò la Costituzione. Nel 476 a. C. Gerone I ne deportò gli abitanti a Leontini e ripopolò C. con Siracusani e Peloponnesiaci, affidandone il governo al figlio Dinomene. La città fu chiamata allora Etna, come ricordano Pindaro (Pitica I) ed Eschilo (Le donne etnee). Nel 461 a. C. gli originari abitanti rioccuparono la città, scacciarono i coloni e le ridiedero il nome originario di Catania. All'epoca della guerra del Peloponneso (415-413 a. C.), C. fu base di operazioni militari. Il suo comportamento ambiguo nei confronti di Siracusa indusse nel 403 a. C. Dionisio a insediarvi mercenari campani. Al governo della città s'imposero Callippo II, uccisore di Dione, e Mamerco, vinto poi da Timoleonte. Durante la I guerra punica C. fu una delle prime città a cadere sotto i Romani (263 a. C.). Nel 123 a. C. i danni di un fortissimo terremoto costrinsero i Romani a sospendere, per 10 anni, l'esazione delle tasse da tutto il territorio. La città si riprese economicamente, ma durante le guerre civili subì le depredazioni di Sesto Pompeo. Già Civitas decumana, diventò, dopo il 36 a. C., colonia Romana, per volere di Ottaviano. Dopo la caduta dell'Impero Romano C. fu occupata dagli Ostrogoti, ma Belisario la riconquistò nel 544; preda effimera di Totila nel 550, ritornò ai Bizantini con l'intera isola fino al sec. IX. Conobbe poi la dominazione araba e nel 1071 fu conquistata dai Normanni, sotto i quali ritornò alla passata floridezza. Nella sua fiera opposizione agli Svevi patì i saccheggi del 1194 e del 1232, che ne minarono i fortunati commerci. Godette di nuovo dei favori degli Aragonesi, che ne premiarono la fedeltà con larghi privilegi (p. es. dotazione di un'università nel 1434); non mancarono però rivolte (le principali nel 1516 e nel 1647) contro l'insopportabile fiscalismo spagnolo. Nuovamente colpita dal terremoto nel 1693, risorse e allargò i suoi commerci, collocandosi fra i principali centri commerciali italiani. Favorevole ai liberali italiani nel 1820 e contraria all'autonomia dell'isola, se ne fece invece propugnatrice nel 1848-49. Garibaldi (1862) l'ebbe valida collaboratrice nel preparare la spedizione che lo portò vittorioso fino ad Aspromonte. Nella II guerra mondiale i Tedeschi ne fecero un caposaldo difensivo nel vano tentativo di arrestare l'avanzata americana. La sua caduta (5 agosto 1943) costrinse i Tedeschi a ritirarsi a Messina e poi a lasciare l'isola il giorno dopo.

      ARCHEOLOGIA E ARTE

Mentre scarsi sono i resti greci, notevoli sono i monumenti romani, tra i quali il teatro, l'anfiteatro, l'odeon, alcune terme. Di grande interesse la monetazione della città greca. Il più importante edificio medievale della città è il castello Ursino, eretto da Federico II nel 1239-50, a pianta quadrata, con torri cilindriche angolari e torri semicilindriche a metà dei lati. I sovrani aragonesi circondarono C. di mura (poi rafforzate dagli Spagnoli) e vi fondarono lo Studio Universitario (1434). Nel complesso poco rimane della città medievale e rinascimentale: le tre absidi e parte del transetto del duomo originario, romanico-normanno di tipo cluniacense; qualche portale durazzesco del Quattrocento; la cappella di S. Agata nel duomo, con sculture di Antonello Freri (fine sec. XV-inizi sec. XVI); la cappella Paternò in S. Maria di Gesù, gotica (1400) con sculture di Antonello Gagini e una pala coeva (1525). L'eruzione del 1669 e il terremoto del 1693 distrussero quasi completamente la città, che venne ricostruita in forme tardobarocche, su piano regolatore di Giovanni Battista Vaccarini (1702-1769), autore anche dei maggiori edifici della città. A lui si deve soprattutto l'aspetto della piazza del Duomo, con la facciata del duomo (1736), il municipio (1741), la fontana dell'Elefante (1736), la vicina chiesa di S. Agata, considerata il suo capolavoro (1735-67). Altre notevoli architetture settecentesche sono l'Arcivescovado e il palazzo Biscari (opere di Antonio Amato) e la chiesa di S. Placido (di Stefano Ittar, 1769). Contigua alla piazza del Duomo è la piazza dell'Università, dove spettano al Vaccarini il palazzo di S. Giuliano (1745) e una parte dell'Università (il cortile a due ordini di logge), mentre la vicina collegiata, di A. Amato, ha una facciata curvilinea di S. Ittar (1768). Via dei Crociferi è la più bella della città, con la chiesa di S. Giuliano, del Vaccarini, quella di S. Benedetto (1704-13), affrescata da G. Tuccari (1726), e quella dei gesuiti. Altri monumenti settecenteschi sono la chiesa di S. Niccolò, di F. Battaglia, con l'annesso convento dei benedettini, vasto complesso di edifici in parte di A. Amato; la chiesa di S. Maria di Gesù; il Conservatorio della Purissima; il collegio Cutelli (di S. Ittar) con cortile circolare a portici del Vaccarini. Dalla piazza dell'Università inizia l'ampia e diritta via Etnea, che sale con pendio regolare in direzione dell'Etna e con il trasversale viale XX Settembre costituisce l'asse principale dell'espansione urbana ottonovecentesca in direzione N e NE. La via Etnea è aperta da piazze e giardini tra cui il Giardino (o Villa) Bellini, l'Orto botanico dell'Università, la piazza Cavour con la settecentesca fontana di Cerere, ecc. Tra i musei si ricordano il Museo del Castello Ursino o Museo Comunale (formato principalmente con le raccolte del principe di Biscari), che comprende un'importante sezione archeologica (monete della Sicilia antica, ecc.), materiale medievale e moderno, dipinti, porcellane, maioliche, strumenti, presepi, tessuti, ecc., soprattutto del Settecento, e il Museo Belliniano.

      LA PROVINCIA DI CATANIA

La provincia di C. (58 comuni; 3552 km2; 1.089.590 ab.), la più popolosa della Sicilia dopo quella di Palermo, si estende lungo la costa ionica dell'isola tra le province di Messina, Enna, Caltanissetta, Ragusa e Siracusa, comprendendo interamente entro i suoi limiti l'apparato vulcanico dell'Etna, buona parte della Piana di Catania, costruita dalle alluvioni del Simeto e dei suoi affluenti, il versante nord-occid. dei Monti Iblei e la sezione merid. dei Monti Erei. Il clima risente sensibilmente di tale varietà morfologica: la fascia costiera, moderatamente irrorata dalle

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precipitazioni, è caratterizzata da inverni miti ed estati calde, ma addolcite dallo spirare delle brezze marine. Caratteri di semicontinentalità ha invece la Piana di Catania, con estati molto calde e scarse precipitazioni, inferiori ai 600 mm annui. Più abbondanti, ma ancora insufficienti alle esigenze agricole, sono le precipitazioni che interessano i rilievi tabulari dell'interno, caratterizzati da un maggior grado di continentalità rispetto alla Piana di Catania. L'apparato vulcanico dell'Etna presenta anche dal punto di vista climatico caratteristiche sue proprie: nella parte più elevata del massiccio le temperature sono molto basse, per molti mesi sotto lo zero, e le precipitazioni abbondanti, superiori ai 2000 mm annui, e, nei mesi invernali, quasi sempre nevose. Il principale corso d'acqua è il Simeto, che, dopo aver lambito il versante occid. dell'Etna, attraversa la Piana di Catania, dove riceve da destra le acque del Dittaino e del Gornalunga. Immediatamente a N dell'Etna scorre l'Alcantara, che segna per buon tratto il confine della provincia di C. con quella di Messina. La popolazione, assai rada in gran parte della Piana di Catania e sui rilievi dell'interno, si addensa sui versanti merid. e orient. dell'Etna, dove raggiunge valori di densità molto elevati. Anche i maggiori centri abitati, se si esclude Caltagirone, si trovano tutti sulle pendici o alla base dell'apparato vulcanico; essi sono, oltre al capol., Acireale, Adrano, Biancavilla, Bronte, Giarre, Misterbianco, Paternò e Randazzo. La grande fertilità dei suoli di origine vulcanica e l'irrigazione artificiale favoriscono la diffusione dell'agricoltura che riveste tuttora un'importanza fondamentale nel quadro dell'economia provinciale. Il paesaggio agrario si è andato modificando nel tempo, arricchendosi di colture ortofrutticole e di prati irrigui e confinando i cereali nelle terre più argillose e compatte. Particolare espansione hanno avuto gli agrumi e altri alberi da frutta, soprattutto peschi e peri, mentre i vigneti – in passato fonte principale dell'economia agraria della provincia – interessano una superficie meno estesa e risentono di numerosi fattori tecnici e antropici negativi. L'ordinamento zootecnico intensivo ha maggiore rilievo nella parte centrale della Piana di Catania, dove spiccano alcune grosse aziende organizzate su base industriale, che provvedono direttamente alla macellazione del bestiame, alla lavorazione del latte e al collocamento dei prodotti caseari. Assai sviluppate sono anche l'industria, fiorente nei settori alimentare, conserviero, chimico-farmaceutico e dell'edilizia, e le attività mercantili; queste ultime hanno sempre avuto un peso rilevante per la presenza dell'importante nodo di interscambio rappresentato da Catania. Infine, l'attività turistica riveste un ruolo non trascurabile grazie alle notevoli risorse ambientali del territorio (Etna, centri balneari, spiagge), ma essa trova ancora forti ostacoli nella carenza di attrezzature ricettive e ricreative in grado di attirare consistenti flussi turistici nazionali ed esteri.

 

Catania in foto

 

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