COMUNI SICILIANI

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Caltanissetta

 

 

città della Sicilia, capoluogo della prov. omonima.

Comune di 415,94 km2 con 62.800 abitanti. È situata a 568 m s.m. nella regione collinare che si estende alla destra del f. Salso; l'abitato si stende ai piedi del m. San Giuliano (727 m), su un pianoro in declivio, che si allunga a SSW rastremandosi progressivamente e assumendo una configurazione triangolare. Il centro storico, di cui è stata effettuata la delimitazione in modo da avviare la redazione dei piani di recupero, sorge subito a E del duomo ed è caratterizzato da vie strette e tortuose, assai pittoresche. L'ampliamento dell'impianto urbanistico si è indirizzato verso aree gravate in minor misura dal dissesto idrogeologico e dal dislivello orografico; la direttrice di espansione si è così orientata verso NE e verso W, alternando zone adibite all'edilizia pubblica e a quella privata. La realizzazione di queste nuove aree residenziali è stata accompagnata da un decentramento sia pure parziale di quei servizi prima esclusivi della zona ricadente nel centro storico. C. è notevole centro commerciale dei prodotti agricoli (cereali, mandorle, pistacchi) e zootecnici della regione circostante, nonché centro di coordinamento delle attività minerarie (zolfo e sali potassici). Le industrie operano per lo più nei settori tradizionali delle attività manifatturiere; assai attivo è l'artigianato. Il recente potenziamento dei servizi assicurativi, culturali e burocratico-amministrativi non è stato sufficiente a rendere C. un'area di convergenza di popolazione. Così la città, nonostante la posizione nodale rispetto ad alcuni assi viari realizzati (autostrada Catania-Palermo e superstrada Agrigento-C.), non è riuscita neppure ad attrarre flussi di gravitazione, consolidando nuove modalità di interrelazione con i centri limitrofi, che continuano a rappresentare l'estremo hinterland sud-orient. di Palermo. La città è sede vescovile.

       STORIA

 Sviluppatasi in periodo romano, la città fu occupata dagli Arabi nell'829 (a quest'epoca risale la denominazione di Qal!at-Nissa, ossia castello di Nissa) attraversando in seguito un periodo di fiorente sviluppo proseguito anche sotto la dominazione normanna, iniziata nel 1087. Feudo dei Moncada dal 1407, restò loro possesso fino ai primi anni del sec. XIX. Sede vescovile dal 1844, si ribellò alla corona nel 1848 (contrariamente a quanto era avvenuto nel 1820) e fu occupata il 2 luglio 1860 dagli uomini di Garibaldi.

      URBANISTICA E ARTE

Città di sviluppo recente e di aspetto prevalentemente moderno, C. conserva scarse testimonianze medievali e alcuni edifici barocchi. Il duomo, eretto tra il 1570 e il 1622, ha una facciata con due campanili e l'interno affrescato da G. Borremans (1720). Barocche sono pure le chiese di S. Agata dei Gesuiti (iniziata nel 1605) e di S. Domenico. Del 1625 è il palazzo del Tribunale, già dei Moncada, feudatari del luogo dal 1407. La chiesa di S. Maria degli Angeli ha un portale gotico del Trecento. Nei pressi sorgono i ruderi del castello di Pietrarossa, forse di fondazione normanna. A breve distanza dalla città si trova la Badia di S.

 

Spirito (1153), piccola basilica normanna a una nave e tre absidi decorate con lesene e archetti.

       LA PROVINCIA

La provincia di C. (22 comuni; 2128 km2; 283.793 ab.), la meno estesa della Sicilia dopo quelle di Ragusa e di Siracusa, si allunga in direzione NW-SE dal cuore dell'isola fino al golfo di Gela ed è limitata dalle province di Agrigento, Palermo, Enna, Catania e Ragusa. Dal punto di vista morfologico è costituita da due regioni nettamente distinte: l'altopiano zolfifero, squallido e pressoché privo di vegetazione arborea, digradante con ampi ripiani dal centro dell'isola verso la costa merid., e la fertile pianura alluvionale del Gela, che interessa l'estremo settore sud-orient. del territorio. Questo è attraversato dai f. Salso, Gela e da vari affluenti di sinistra del Platani, che delimita il confine nord-occid. della prov.: si tratta però di corsi d'acqua a regime torrentizio con magre molto accentuate nei mesi estivi. Il clima è caldo, temperato nella fascia costiera per l'influsso del mare, più aspro all'interno; modeste e quasi dappertutto insufficienti alle esigenze dell'agricoltura sono le precipitazioni. L'altopiano zolfifero, la cui economia è stata da sempre legata alle risorse del sottosuolo, si trova oggi di fronte a una problematica riconversione produttiva. Infatti l'estrazione dello zolfo ha subito una contrazione progressiva sia dei valori produttivi, sia dei posti di lavoro. Una dinamica contraddittoria ha caratterizzato l'altra risorsa mineraria tradizionale dell'altopiano, vale a dire il salgemma, per la quale i processi di ristrutturazione hanno determinato da un lato un incremento della produzione e, dall'altro, una contrazione della manodopera. Inferiori alle aspettative sono stati, infine, i riflessi sulla struttura economica del territorio determinati dallo sfruttamento dei sali potassici: questa risorsa, che negli anni Sessanta aveva aperto buone prospettive di sostituzione della declinante attività zolfifera si è rapidamente esaurita. Alla contrazione dei posti di lavoro nell'attività mineraria si è associato, sempre nell'altopiano zolfifero, un forte decremento degli addetti all'agricoltura. Quest'ultima continua a fondarsi sulle colture cerealicole, mentre uno scarso peso riveste la zootecnia. In via di potenziamento sono i rimboschimenti operati dai consorzi di bonifica dell'altopiano. All'interno della prov. l'area agricola a maggiore dinamicità è quella sud-orientale: vi prevalgono le colture cerealicole, ma hanno una buona diffusione anche le colture legnose (olivi, viti, mandorli, questi ultimi localizzati prevalentemente intorno ai centri abitati). Fatta eccezione per il capol. e per Gela, sono praticamente assenti dal territorio iniziative manifatturiere a carattere prettamente industriale. La nascita del complesso petrolchimico di Gela è legata a un modesto giacimento petrolifero rinvenuto nella piana negli anni Cinquanta, tuttavia questa grande industria di base non è stata in grado di risvegliare iniziative locali o di attirarne altre dall'esterno, tranne qualche ditta minore nel campo delle forniture e della manutenzione. Anche lo scalo marittimo di Gela ha visto aumentare i suoi traffici dopo l'apertura del complesso petrolchimico, ma ha un movimento minore rispetto agli altri due scali petroliferi siciliani (Augusta e Milazzo) e non è attrezzato per il transito dei passeggeri. Si divide in due settori: il porto-rifugio, ampliamento presso la città dell'antico porticciolo di cabotaggio, e il porto-isola,

 

attracco per petroliere e bettoline, che si protende per circa 3 km in mare aperto. Il turismo riveste ancora i caratteri dell'escursionismo culturale. L'affluenza si concentra quasi interamente in corrispondenza delle manifestazioni religiose, oltre che nei mesi estivi. I centri principali, oltre al capol., sono Gela, Mazzarino, Mussomeli, Niscemi, Riesi e San Cataldo.

 

 

 

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