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Agrigento      

 

città della Sicilia, capoluogo della prov. omonima; comune di 244,57 km2 con 55 750 abitanti (stima 1995).  Dal 1927 ha riacquistato il nome romano abbandonando la denominazione di origine araba di Girgenti. L'abitato è posto a 230 m s.m. su un rilievo che si allunga parallelo alla costa, da cui dista 3 km; esso corrisponde alla città fondata dagli Arabi, là dove si presume fosse l'acropoli della città greca, la cui estensione era assai superiore a quella dell'odierna A., in quanto occupava anche un'ampia area di pianura nella valle del f. San Biagio. La struttura del nucleo medievale è a gradinate, con vie strette, ripide e tortuose dominate dal duomo in stile tardo-gotico, eretto nel sec. XI ma ingrandito nei sec. XIII e XIV; interessanti sono anche l'abbazia duecentesca di S. Spirito, con portale e rosone gotici; il monastero, o Badia Grande, del 1290 e la chiesa di S. Maria dei Greci, costruita su un tempio dorico del sec. V a. C. Il moderno sviluppo urbanistico, verificatosi prevalentemente sul versante rivolto al mare, è andato intensificandosi dopo il 1930, in relazione all'incremento demografico della città; nel 1966 alcuni quartieri residenziali costruiti in zone geologicamente non stabili sono stati gravemente danneggiati da una frana. Un tempo unicamente grosso centro rurale, A. è oggi frequentata stazione di villeggiatura, grazie al clima assai mite, e soprattutto località turistica di fama internazionale per il suo eccezionale patrimonio archeologico. La principale attività economica rimane quella terziaria, mentre il settore agricolo, che pure occupa oltre un quinto della popolazione attiva, ha un’importanza modesta nella costituzione del reddito; nell’ambito del settore primario, solo la pesca marittima continua ad avere una certa vitalità. Per quanto riguarda il settore secondario, sia l’industria estrattiva (zolfo e salgemma) sia le attività manifatturiere sono in crisi. In attivo è, invece, il turismo, che si avvale del consistente patrimonio storico-archeologico, per la cui tutela è stato avviato un piano di intervento (1991).

      STORIA

Colonia dorica (Akrágas), fondata dagli abitanti di Gela nel 583-581 a. C. in territorio sicano, nella parte sud-occid. della Sicilia, fu patria del filosofo Empedocle e dello storico Filino. Il suo primo tiranno, Falaride, è una figura semileggendaria, mentre Terone, che nel 480 a. C. a Imera fu alleato di Gerone di Siracusa contro i Cartaginesi, diede alla città il massimo sviluppo. Cacciato il figlio di Terone, Trasideo, la cittàsi diede un ordinamento democratico e gravitò ora nell'orbita siracusana, ora in quella cartaginese. Distrutta dai Cartaginesi nel 406 a. C., ebbe un periodo di rinascita sotto Timoleonte (338) e sotto Finzia (286-280 ca.). Conquistata due volte (nel 262 e nel 210) dai Romani durante le guerre puniche, divenne città decumana. Durante l'impero mantenne le sue caratteristiche di ricca città agricola. Divenuta sede vescovile da prima del sec. VI (protovescovo Libertino), sotto il dominio bizantino decadde gravemente e nell'829 fu presa dai musulmani d'Africa che, dopo averla distrutta, la riedificarono più in alto, dandole quell'assetto urbanistico che tuttora conserva nel centro antico, e le mutarono il nome in Giergint (da cui l'it. Girgenti). Conquistata da Ruggero d'Altavilla (1086), godette di florida vita economica sia con i Normanni sia con gli Svevi. Lungamente in lotta con la famiglia dei Chiaramonte per le proprie libertà comunali, fu protetta da Federico II d'Aragona e da Ferdinando III il Semplice, che le diedero il primo le “consuetudini” e il secondo la franchigia doganale. In epoca moderna fu teatro di un'immediata sollevazione alle prime notizie dello sbarco di Garibaldi in Sicilia. Nella II guerra mondiale subì gravi danni e fu occupata dagli Angloamericani il 17 luglio 1943. (continua) STORIA

      ARTE

La città venne cinta da mura sotto Falaride, all'inizio del sec. VI a. C. L'opera di fortificazione era lunga 12 km, con nove porte sovrastate da torri quadrate. La città si concentrò nella parte merid., sul pendio che scende verso la Valle dei Templi, con una struttura urbanistica a pianta ortogonale e grande arteria centrale, sul lato occid. della quale vennero costruiti gli edifici pubblici. Di grande interesse archeologico è il complesso di templi dorici situato nella Valle dei Templi. Il più antico è l'Heraklèion (520 a. C.), periptero esastilo, di tipo arcaico (pianta notevolmente allungata, linee curve dei capitelli). Dopo il 480 a. C. si ebbe una grande attività costruttiva. Di questo periodo sono l'Olympièion, di dimensioni colossali (m 56´111´40), che presenta un muro pieno al posto del peristilio, con semicolonne all'esterno intercalate da telamoni (alti 7,65 m); il tempio di Demetra (in antis), con due altari rotondi, e quello dei Dioscuri (480-460 a. C.). Fra il 450 e il 430 a. C. furono costruiti i templi cosiddetti di Era Lacinia  e della Concordia, una delle più perfette realizzazioni in stile dorico dell'antichità. Il tempio, esastilo periptero, è rimasto intatto perché fu usato come chiesa cristiana dal sec. VI. In epoca romana la struttura urbanistica della città rimase praticamente immutata, come si vede negli isolati messi in luce nel quartiere ellenistico-romano e negli edifici presso l'ekklesiasterion e il cosiddetto Oratorio di Falaride, tempietto ellenistico su alto podio. Numerose sono le necropoli, che si costituirono fino all'epoca bizantina. Degli elementi decorativi architettonici rimangono diverse protomi leonine, che ornavano le docce delle gronde dei templi. Esse rivelano influssi peloponnesiaci (quelle più antiche) e ionici. I telamoni dell'Olympièion sono definiti con poche linee essenziali, che evidenziano le masse muscolari principali. Pochi ma notevoli i resti di sculture marmoree, come il Guerriero e il celebre Efebo (al Museo Archeologico della città) del sec. V a. C., probabilmente importato dall'Attica. Nel citato Museo Archeologico sono conservati un gran numero di reperti della regione agrigentina, come la raccolta di vasi greco-italioti e attici a figure nere e rosse (sec. VIII-V a. C.) e i reperti della Valle dei Templi.

      LA PROVINCIA

La provincia di A. (43 comuni); 3042 km2; 474.572 ab.) si estende nella sezione sud-occidentale della Sicilia; confina con la prov. di Trapani a W, con quelle di Palermo a N e di Caltanissetta a E, affacciandosi a S al mar Mediterraneo. Amministrativamente fanno parte della prov. anche le is. Pelagie: Linosa, Lampedusa e Lampione. Il territorio, pianeggiante solo lungo la costa, è costituito in prevalenza da una serie di tavolati in cui predominano le argille e le formazioni gessoso-solfifere e che si elevano gradatamente verso l'interno fino ai rilievi calcarei appartenenti al sistema dei m. Sicani e culminanti a 1578 m con il m. Cammarata. Le coste, che si allungano per oltre 100 km, sono ricche di aggetti e di rientranze; tuttavia la presenza di fondali troppo bassi non permette lo sviluppo di buoni porti. I fiumi sono in genere poveri d'acqua sia per la scarsità delle precipitazioni (600-800 mm annui) sia per la permeabilità dei terreni; i maggiori sono il Platani, che interessa la sezione centr. della prov., e il Salso, che forma parte del confine con la prov. di Caltanissetta. Regime torrentizio hanno il Carbo, il Verdura, il Magazzolo, il Naro e il Belice; quest'ultimo segna per un breve tratto il limite occidentale. La popolazione si addensa soprattutto nelle zone costiere e sui versanti esposti al mare. Principali centri sono: nel settore centr. della prov., quelli che gravitano sul capol. e cioè Porto Empedocle, Raffadali, Aragona, Favara, Casteltermini; nella sezione occid., Sciacca, Ribera, Menfi; in quella orient., Licata, Palma di Montechiaro, Canicattì, Campobello di Licata e Ravanusa.

L'economia è prevalentemente agricola, nonostante il netto calo registrato in questi ultimi decenni nel settore. Lungo la fascia litoranea e nei fondivalle si coltivano cereali, legumi, ortaggi, vite, olivo e agrumi; diffusa è anche la coltura del cotone. L'allevamento è rivolto soprattutto agli ovini e ai caprini; la pesca ha i suoi maggiori centri a Porto Empedocle, Sciacca, Licata e Lampedusa. Principale attività industriale è quella estrattiva (zolfo, salgemma, gesso e pietre da taglio, con miniere a Campobello di Licata, Cammarata, ecc.) e dei materiali da costruzione (a Sciacca e Agrigento); abbastanza sviluppati sono anche i settori chimico (a Casteltermini, Licata, Porto Empedocle) e alimentare, basato sulla trasformazione dei prodotti agricoli e sulla lavorazione del pescato. Lo scalo marittimo agrigentino di Porto Empedocle è il principale approdo della Sicilia meridionale (considerando Gela porto specializzato esclusivamente in idrocarburi); tuttavia le insufficienti attrezzature e il declino funzionale del porto stesso e dell'apparato industriale ad esso collegato impediscono al centro di Porto Empedocle di svolgere un efficace ruolo di polarizzazione costiera.

Ad agrigento si trova la casa e la tomba di Luigi Pirandello.FOTO

 

 

 

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