In bicicletta fra Trapani e Marsala, traghettando su un'isola che fu antico riparo fenicio.

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Una distesa di acqua marina, ma liscia e calma, che riflette l’azzurro del cielo di Sicilia. Più lontane, tre zattere di pietra: le isole Egadi che galleggiano sui flutti. Più vicini e incisi nello loro geometrie, gli spazi abbacinanti delle saline, inondati d’acqua o appena increspati, venati di rossi e di grigi a seconda dei depositi dei cristalli di sale.
La linea di costa che separa Trapani da Marsala, all’estremità occidentale della Sicilia, è un capriccio geografico, un margine frastagliato di acque e di terre, di isole e stagni. Se le saline di Trapani, pur protette come riserva naturale, sono troppo vicine alla città, tanto da subirne i dannosi effetti, il vasto stagno di Marsala con le sue isole è invece un luogo che rimanda a lontane meraviglie, una parvenza di barriera corallina e atolli oceanici.na distesa di acqua marina, ma liscia e calma, che riflette l’azzurro del cielo di Sicilia. Più lontane, tre zattere di pietra: le isole Egadi che galleggiano sui flutti. Più vicini e incisi nello loro geometrie, gli spazi abbacinanti delle saline, inondati d’acqua o appena increspati, venati di rossi e di grigi a seconda dei depositi dei cristalli di sale.
La linea di costa che separa Trapani da Marsala, all’estremità occidentale della Sicilia, è un capriccio geografico, un margine frastagliato di acque e di terre, di isole e stagni. Se le saline di Trapani, pur protette come riserva naturale, sono troppo vicine alla città, tanto da subirne i dannosi effetti, il vasto stagno di Marsala con le sue isole è invece un luogo che rimanda a lontane meraviglie, una parvenza di barriera corallina e atolli oceanici.

Si tratta, in verità, della più vasta laguna siciliana, anch’essa protetta come riserva naturale, dove la profondità dell’acqua non arriva mai a 3 metri e dove le posidonie formano sinuosi e intricati giardini sommersi (la gente del luogo li chiama strisce. Lingue di terra che bordano o costellano questo mare interno, proteggendolo dalle violenze dei venti. San Pantaleo, in particolare, ospita le memorie di una città fenicia, Mozia,a dotata di porti, mura, alte torri, case adorne di pregiati mosaici, e di una strada, oggi sommersa, che la legava alla terraferma. Nel suo piccolo museo spicca la seducente statua di un giovane sulla cui identità s’avanzano ipotesi diverse, anche le più maliziose per la posa vagamente effemminata e la veste impudica.

Una breve passeggiata in bicicletta e il traghettamento a Mozia, fanno parte di questo piacevole itinerario costiero che, beninteso, non trascurerà l’aspetto gastronomico approfittando dell’ospitalità di qualche "baglio", dispensatore di buona cucina e ottimo vino. Il tutto calcolato sulla durata di una bella giornata di mezza stagione.

 

Dalla stazione Fs di Ragattisi a Marsala
Itinerario in bicicletta lungo la costa occidentale della Sicilia fra Trapani e Marsala, con partenza dalla stazione Fs di Ragattisi-Birgi (linea Trapani-Marsala) e arrivo alla stazione Fs di Marsala.

Lunghezza: 23 km. Dislivello: insensibile. Condizioni del percorso: Strade secondarie asfaltate o sterrate. L’itinerario non è segnalato: prestare attenzione alla cartina. Mezzo consigliato: bicicletta da turismo, casco di protezione. Periodo consigliato: tutto l’anno, ma preferibilmente da ottobre a giugno.

Dove mangiare: Un ottimo riferimento per ristorarsi (e, nell'’eventualità di alloggiare) a circa metà percorso è il Baglio Vajarassa, Contrada Spagnuola (vedi cartina), tel. 0923 968628 - 0330 664755. È però opportuno prenotare. Dino, proprietario del baglio, propone escursioni in barca alle isole dello Stagnone. Per uno spuntino veloce si suggerisce il bar allestito all’ingresso della Salina Infersa, dove di recente sono state anche aperte tre deliziose camerette per la notte (tel. 0923 966936). Marsala, infine, dispone di un ampio ventaglio di scelte gastronomiche; il mio favore va a Il Delfino, via Lungomare Mediterraneo 672, tel. 0923 998188, chiuso il martedì. Informandosi presso l’Ufficio turistico della città (personale competente e cortese) si possono conoscere gli orari di visita delle cantine produttrici del marsala. Per la Cantina Florio solo previo appuntamento telefonico, tel. 0923 781111.

 

 

Orari di visita:Museo di Mozia (tel. 0923 712598), in inverno dalle 9 alle 13, primavera e estate dalle 9 alle 13 e dalle 15 al tramonto (è necessario fare due biglietti del costo di lire 5000, uno per il traghetto, l’altro per l’accesso all’isola). Museo del sale (salina Ettore Infersa), aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19 (ingresso lire 5000; il mulino a vento del museo è in funzione il mercoledì e il sabato dalle 16 alle 18). Museo degli arazzi a Marsala, aperto tutti i giorni (escluso il lunedì) dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 18. Museo archeologico "Nave punica" a Marsala, aperto il lunedì dalle 9 alle 14, dal martedì alla domenica dalle 9 alle 14 e dalle 16 alle 20.

 

  È noto, infatti, che il processo di cristallizzazione del sale avviene con l’evaporazione progressiva dell’acqua marina.

Un metodo antichissimo, già noto ai Fenici, tanto che possiamo usare le parole di Giorgio Agricola, un mineralogo del XVI secolo, per descriverlo: "Tutto essendo preparato e chiusa la comunicazione col mare, si apre la chiavica del serbatoio che contiene l’acqua marina pura o mista di acqua di pioggia o fiume, e tosto tutti i fossati della salina si riempiono. Si apre quindi la prima cataratta che dà accesso all’acqua dal fosso al primo bacino. Intanto che il sole la concentra, l’acqua depone le sostanze terrose. Allora si fa passare quell’acqua nel bacino seguente sino a che per l’ardore dei raggi del sole l’acqua si condensi di più e deponga del sale. Poco dopo s’apre la cataratta del bacino seguente. Quando le acque vi sono rimaste un certo spazio di tempo, s’apre l’adito all’ultimo bacino nel quale finalmente tutta l’acqua si cambia in sale. I primi bacini rimasti vuoti ritornano a riempirsi e intanto si stacca il sale dal bacino con dei rastrelli, e si estrae con delle pale". Un sistema oggi abbandonato per moderni processi industriali ma che ancora si conserva intatto alla salina Infersa, come avrete modo di constatare. I metodi, gli attrezzi, la terminologia e la dimensione sociale del mondo salinaro vi saranno illustrati con attenzione e dovizia di particolari dalle guide del museo.

Dalla salina Infersa è anche possibile raggiungere in barca l’isola di Mozia. Parcheggiate le biciclette e approfittate dell’occasione perché Mozia fu la più antica e la maggiore delle colonie puniche della Sicilia, dopo essere stata primo riparo fenicio. La traversata, l’ambiente silenzioso e il paesaggio delle rovine accrescono il fascino della visita.

       che caldo!!  2. Mozia. Nei tempi più lontani la geografia della zona era diversa: la laguna aveva una minore ampiezza, le isole erano forse ancora unite alla terraferma, affioravano fondali fangosi. In ogni caso, lo Stagnone era un luogo protetto, tanto che nella seconda metà del sec. VIII i fenici vi stabilirono uno scalo marittimo, una sorta di tappa intermedia sulle loro rotte fra l’Asia Minore e la penisola iberica. La posizione, vicina alla costa ma di fatto separata, era indicativa di un’attenzione rivolta più al mare che all’entroterra.

Se il commercio è alla base della ricchezza, Mozia è la dimostrazione di quanta se ne potesse ricavare navigando sui mari.

Fu cinta di mura (ne vedrete imponenti resti, con torri, porte, approdi) e fu collegata alla terraferma per mezzo di una strada lastricata, oggi sommersa per circa mezzo metro, ma allora di tanto in tanto affiorante a seconda delle maree.

I ritrovamenti effettuati all’inizio del Novecento hanno fatto intendere lo stato di benessere degli isolani, con vasellame, monili, ornamenti preziosi, ma hanno anche sollevato terribili sospetti: ad esempio, l’abitudine di praticare sacrifici di bambini, in onore del dio Baal Hammon.

Le loro ceneri venivano contenute in un’urna e sotterrate, quindi commemorate con una stele: ne sono state rinvenute oltre mille. Oggi, nel locale museo, rappresentano la più consistente raccolta di sculture fenicie del Mediterraneo.

Legata a Cartagine, nel 397 a.C. la città fu posta in stato d’assedio e distrutta dal tiranno siracusano Dionisio II. Non risorse più, i suoi abitanti furono trasferiti a Lilibeo, l’insediamento da cui nacque Marsala. Rimase il ricordo di un’epica battaglia navale con i geniali stratagemmi di Dionisio che, stretto dalla flotta cartaginese in una fase incerta dell’assedio, se ne liberò trainando a secco le sue navi fuori della laguna.

Si può girare l’isola a piedi lasciandosi trasportare dalla bellezza del luogo, dalla lussureggiante vegetazione con molte essenze esotiche introdotte dai vecchi proprietari, e capitare a caso sui luoghi degli scavi. Oppure seguire l’itinerario canonico accompagnati dai pannelli illustrativi.

 

Da non perdere, comunque, la Casa dei mosaici, il cothon - ovvero la darsena interna dell’isola - e, soprattutto, nel piccolo museo che fu già dimora di Giuseppe Whitaker, il benestante palermitano che riportò alla luce Mozia, la statua di un giovane rinvenuta nel 1979.

Proveniente dalla scuola scultorea greca (metà del V sec. a.C.), appare, anche ai profani, di superlativa bellezza nonostante le mutilazioni subite. È in marmo bianco, qua e là punteggiato di un giallo miele. L’alto personaggio rivela nel volto un atteggiamento spavaldo ma che stranamente si dissolve nelle morbide e fluenti curve del corpo: una mano sul fianco, col pollice visibilmente premuto sulla veste; le reni inarcate; la gamba destra in avanti e il ginocchio flesso; la veste sottile e a lunghe pieghe che non riesce a celare i più minuti particolari anatomici. Ma più intrigante ancora è l’interpretazione della statua perché la veste è a tutti gli effetti una tunica femminile. Dunque? Un efebo? un esibizionista? uno stravagante? o, semplicemente, un mistero?

Tornati a terra, il nostro itinerario riprende la strada costiera; tocca il molo di un altro imbarcadero per Mozia e quindi, con qualche curva, raggiunge la parte più meridionale della laguna, già aperta verso il mare. All’altezza di villa Genna (km 17,5), futuro centro polifunzionale del comune di Marsala (la sua curiosità è una vasca interna, collegata al mare con un canale sotterraneo, dove si allevavano pregiate specie ittiche), ci si immette sulla provinciale proveniente da Trapani. Si lambiscono ancora saline e, più avanti, un’installazione militare. Siamo ormai alle porte di Marsala, punto d’arrivo dell’itinerario.

    ti piace?  3. Marsala. Dalle strade periferiche e prima di raggiungere la stazione, si può puntare verso il centro storico, racchiuso nel quadrilatero delle mura cinquecentesche, uno schema a tracciati ortogonali che la città aveva ereditato fin dall’epoca punica, quando gli abitanti di Mozia, esuli dalla loro perduta isola, si trasferirono su questa piana al limite del capo Boeo. Si può passeggiare, bicicletta alla mano, lungo lucide vie selciate dove fanno mostra di sé belle palazzine spagnoleggianti o i portali di chiese e conventi dei molti ordini religiosi che ebbero sede a Marsala. Fuori, al margine della città antica, stanno le cantine e ancor più lontano i bagli agricoli delle grandi imprese vitivinicole, germinate alla fine del Settecento, grazie a dinamici imprenditori inglesi (Woodhouse nel 1770, Ingham nel 1812).

Nell’'attesa del treno del ritorno ci si può accomodare in piazza della Repubblica, il centro civico e religioso in età barocca, all’intersezione delle quattro braccia di strade che formano il disegno urbano fino alle monumentali porte delle mura. All’angolo con via Garibaldi s’innalza il palazzo Senatorio (1576), a portico e loggia. Chi domina l’intera platea della piazza è però il Duomo, edificato nel 1628 nel luogo di una precedente chiesa normanna. È dedicato a San Tommaso di Canterbury non tanto per la familiarità degli anglosassoni con Marsala, quanto perché una nave che trasportava colonne corinzie per l’Inghilterra, dove sarebbe stata a lui intitolata una chiesa, fu trascinata dai venti sulle coste siciliane. Leggendo in ciò un evento divino, i cittadini decisero di utilizzarle per la loro chiesa.

Di scorcio, lungo via XI maggio, si osserva anche la caratteristica torre-specola del cinquecentesco monastero di San Pietro a cuspide in maioliche. Il complesso è divenuto un centro culturale con la biblioteca e il museo civico. A proposito di musei, se vi resta ancora del tempo, potreste fare una capatina al museo archeologico, sul capo Boeo, ad ammirare la nave punica ritrovata nello Stagnone nel 1969, o al più vicino museo degli arazzi (sta dietro al Duomo) che ospita otto magnifici pezzi di scuola fiamminga del XVI secolo con scene della guerra combattuta da Vespasiano contro i Giudei.

 

Indirizzi utili: Ufficio turistico di Marsala, via XI maggio 100 - 91025 Marsala, tel. 0923 714097. Riserva naturale Isole dello Stagnone di Marsala, Ex Colonia Sutana - 91025 Marsala, tel. 0923 957897.

Sito Internet: http://www.cinet.it/APT(è il sito dell’Azienda provinciale per l’incremento turistico di Trapani).

Per saperne di più: Autori vari, Motya, La Medusa editrice, Marsala 1992. A Mozia è in vendita a 6000 lire una cartoguida dell’isola.

Itinerario collaudato il 23 settembre 1999

Il punto di partenza è decisamente alieno. Una malmessa stazioncina di campagna, purtroppo impresenziata, che serve una borgata di basse case sparpagliate lungo la strada. Si raggiunge il vicino passaggio a livello, si attraversa la provinciale Trapani-Marsala e si imbocca la rettilinea strada detta "di Ragattisi" (direzione Birgi-San Teodoro) passando dinanzi alla locale Cantina sociale. Bassi vitigni sfidano il vento, mentre sullo sfondo marino emerge l’isola di Favignana. Coperti poco più di tre chilometri si giunge al cospetto della ex-salina di San Teodoro. Vale la pena di aggirarla fino alla torre omonima (km 5.4), antica difesa costiera, per godere dell’affaccio sul mare aperto e sulle isole Egadi.
Dopodiché si torna a ritroso sulla strada fatta fino all’intersezione, a destra, di via Santa Maria. Un altro rettifilo porta questa volta sulla sponda dello Stagnone di Marsala che percorreremo per intero, volgendo a sinistra lungo una bella strada panoramica.

Sull’orizzonte si profilano le basse isole della laguna, punteggiate di pinete.

In breve si costeggiano le vasche della salina Infersa, ancora in attività, e che ha avviato con lodevole sforzo il recupero delle tecniche tradizionali valorizzando la storia e la cultura legate a questo basilare prodotto alimentare. Lungo gli argini perimetrali si elevano, a distanza regolare, cumuli bianchissimi. Si direbbe neve, invece è sale raccolto in grossi prismi che durante l’inverno sono coperti di tegole per ripararli dalle piogge. Giunti ai fabbricati centrali (km 12,5), si scorge la bella struttura di un mulino a vento accuratamente restaurato. L’edificio ospita un museo e un punto di vendita di prodotti locali. Intorno, operai seminudi stanno per tutta l’estate affaccendati alla raccolta: tagliano in quadrati lo strato di sale, lo ammonticchiano in pile, lo trasportano in carriole, lo innalzano sui cumuli e lo rivoltano in un fervore di attività sotto l’inesorabile riverbero del sole.

    Le saline dello Stagnone.

Al tempo di Garibaldi, che come è noto sbarcò coi suoi Mille da queste parti, si trovavano ubicate 31 saline con centinaia di mulini per una produzione annua di ben 110mila tonnellate di sale. I mulini a vento, gran parte dei quali oggi relitti, segnavano il paesaggio della costa trapanese con la loro sagoma tronca e le grandi pale coperte da tele bianche. Quello restaurato a Infersa è un mulino dei più antichi, con struttura a stella, dagli ingranaggi e dalle pale in legno. Sulla caratteristica cupola conica del mulino sono fissate sei pale trapezoidali. La struttura è girevole e viene orientata dal mulinaro nella direzione del vento così da avviare il moto che consente di trasformare la forza eolica in energia meccanica. Tale energia veniva impiegata non solo per la macinazione ma anche e soprattutto per muovere grosse spire, o viti di Archimede, che permettevano il sollevamento e il lento cammino delle acque marine nelle vasche salanti.

                                                                                     

 

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